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21 gennaio 2014

Russia, dal pallone alle palle di neve?

Dopo aver acquistato Samuel Eto'o dall'Inter, l'Anzhi Makhachkala ha scritto una pagina importante del nostro calcio: e' la prima volta che una società russa riesce ad assicurarsi un top player ancora nel pieno della propria carriera, quel calciatore ancora in grado di fare la differenza in tutte le competizioni, un'atleta che non aveva bisogno di offrirsi per ricevere proposte di contratto milionarie da ogni angolo del mondo. Insomma, con il solo acquisto di del “leone d'Africa”, a livello sportivo, la Russia calcistica ha fatto un salto di qualità enorme rivelandosi non più meta di pensioni dorate come la Major League Soccer o gli Emirati Arabi, ma un campionato divertente, affascinante, e finalmente, competitivo a tutti i livelli.
Ma l'Anzhi non è solo Eto'o, da quando l'imprenditore russo Suleyman Kerimov è diventato presidente, il club di Makhachkala ha acquistato nell'ordine: il veterano Roberto Carlos, che si è reinventato centrocampista centrale, la promettente ala del Psv Eindhoven Balàsz Dzsudzsak, la promessa mancata Diego Tardelli, il futuro metronomo della nazionale brasiliana Jucilei, e la stella marocchina dell'Anderlecht, Mark Boussoufa, per una spesa totale di 67 milioni di euro.
Non solo Anzhi. Nella Russian Premier League troviamo squadre molto forti come Rubin Kazan, Zenit San Pietroburgo, Spartak Mosca, Cska, Lokomotiv Mosca, Terek Grozny tutti club molto ricchi che già dalla prossima stagione proveranno a mettere in crisi le grandissime d'Europa.
Insomma, stiamo passando dal gioco del pallone a quello delle palle di neve? E' questa la nuova frontiera del calcio? A voi l'ardua sentenza.

Enrico Ciccarelli

Fabregas cuore blaugrana?

Dopo le visite mediche, la firma del contratto e le foto di rito con tanto di bacio sulla maglia, Cesc Fabregas è diventato (nuovamente) un giocatore del Barcellona.
Un colpo niente male da parte della dirigenza blaugrana che si porta a casa un pezzo da novanta, uno dei centrocampisti più forti del mondo con soli 29 milioni di euro (più 5 di bonus). Lo stesso tecnico dei Gunners, Arsene Wenger, non è riuscito a nascondere la rabbia per il prezzo scontato con cui è stato ceduto il suo pupillo: “Abbiamo venduto Cesc a prezzo scontato, se fosse stato sul mercato per un club qualsiasi avremmo ottenuto molto di più”; a conferma di queste parole la stampa brittannica racconta di alcune offerte pervenute negli anni scorsi in quel di Londra, proposte che si avvicinavano alla soglia dei 50 milioni di euro; Wenger conferma: “Se Cesc è in vendita e lo puoi mettere all'asta tra Real Madrid, Chelsea e Manchester City, sicuramente puoi ottenere molto di più, ma lui voleva andare solo a Barcellona”.Insomma la perdita del talento spagnolo per l'Arsenal è stato un bruttissimo colpo, non solo tecnico, dato il valore immenso del calciatore, ma soprattutto economico, poiché vendendo il giocatore al miglior offerente l'Arsenal avrebbe ottenuto soldi freschi da reinvestire subito sul mercato.


Si tratta allora di un colpaccio del Barcellona? Anche qui consiglierei di vedere il bicchiere mezzo vuoto, dato che i catalani probabilmente hanno speso tra i 29 e i 34 milioni di euro per un loro calciatore. Facciamo ordine: per i pochi che non lo sapessero, Fabregas è cresciuto calcisticamente all'ombra del Camp Nou, facendosi tutta la trafila delle giovanili blaugrana, ma l'11 settembre del 2003, Arsene Wenger gli propone un contratto da professionista e la possibilità di mettersi in mostra in Premier League, cosa che entusiasma il giovane Cesc che non ci pensa su due volte prima di mettere nero su bianco, lasciando i dirigenti blaugrana con un pugno di mosche in mano e privandolo di uno dei suoi maggiori talenti fatti in casa. Da notare che stiamo parlando di un Barcellona che nella stagione 2002/2003 raggiungeva a malapena la Coppa Uefa con uno striminzito sesto posto in campionato e che vantava nell'orbita dei suoi titolari gente come Kluivert, Patrick Anderson, Riquelme, Reiziger, Mendieta, Gabri. Insomma tutt'altra squadra rispetto a quella di oggi.
Intanto passano gli anni, il Barcellona prima con Rivaldo, poi con Ronaldinho e Messi, torna nell'elìte del calcio mondiale, e Fabregas inizia ad imporsi sia in Inghilterra che a livello internazionale, ma allo stesso tempo la nostalgia di casa e della sua terra diventano sempre più laceranti finchè il 16 Agosto del 2011 viene ufficializzato il suo ritorno a casa, il figliol prodigo torna da dove è partito, per la gioia di tutti i tifosi e dei dirigenti spagnoli.
Cosa emerge da tutta questa storia? A mio parere non tanto il cuore e l'amore sconfinato di Fabregas verso i suoi colori – come molti giornalisti invece vogliono far credere – ma l'opportunismo del calciatore, che così come tanti altri atleti del nostro sport, ormai giungono solo dove sentono odore di soldi, perchè non vi lasciate incantare dalle favole, Fabregas al Barca intascherà la bellezza di 7 mln di euro a stagione, cifra da capogiro che non avrebbe mai potuto conoscere se non fosse “scappato” lontano dall'Emirates Stadium. Non mi resta che fargli i miei auguri: buona fortuna Cesc.


Enrico Ciccarelli

1 giugno 2011

Barcellona, campione di tutto ma non sul mercato

Il Barcellona, società indicata da tutti come modello da imitare e seguire; per qualità di gioco e attività di scouting è assolutamente vero, mentre per quanto riguarda il mercato...non la pensiamo allo stesso modo.


Il Barcellona, in questo momento, è sicuramente la squadra più forte e spettacolare al mondo. Purtroppo, però, i responsabili di mercato blaugrana, in queste ultime stagioni, hanno speso tanto denaro e anche male. Se non ci fosse stata la CANTERA e la formidabile rete di scouting catalana, oggi, con ogni probabilità, non avremmo la compagine che ha incantato e stupito l'intero mondo pallonaro; a prova di ciò che affermiamo, elenchiamo tutti i calciatori cresciuti nelle giovanili del club: Messi, Pedro, Bojan, Iniesta, Xavi, Puyol, Pique..insomma l'ossatura della squadra è tutta made in Barca.

Nonostante ciò, c'è una convinzione estremamente diffusa tra gli appassionati di questo sport, quella che vede il Barcellona come il club che si affida totalmente ai propri giovani senza spendere cifre astronomiche per il mercato in entrata. Niente di più falso. La realtà dei fatti non è assolutamente questa e ci sentiamo in diritto di sfatare questo (falso) mito. Sicuramente il Real Madrid si macchia di ineguagliabili e impareggiabili sprechi, ma non è che i blaugrana siano così oculati nell'investire il proprio denaro..vedere per credere:



Gerard Pique: oggi è una delle colonne del Barcellona targato Pep Guardiola, ma quanto ha dovuto sudare per ritagliarsi un posto in squadra? Acquistato a parametro zero dal Manchester United direttamente dalla CANTERA del Barcelona nel 2004, è stato riacquistato dagli spagnoli nel 2008 per 5,5 mln di €.

Cyghrinsky: acquistato per 25 mln di € dallo Shaktar Donetsk, è stato rivenduto appena un anno dopo alla stessa squadra ucraina per 15 mln di €.

Zlatan Ibrahimovic: acquistato per 45 mln di €(+ Eto'o) dall'Inter, è stato rivenduto un anno dopo al Milan per 25 mln di € (in 3 rate annuali).

Gabriel MIlito: Il fratello di Diego, acquistato per 14 mln di € dal Zaragoza, ha giocato in più di 4 stagioni Solo 40 partite ufficiali per via di infortuni e problemi fisici vari. Soldi gettati dal balcone.

Keirrison: acquistato per 14 mln di € dal Palmeiras, è stato girato in prestito prima al Benfica, poi alla Fiorentina, e infine al Santos, dove non è mai riuscito a ripagare i soldi spesi.

Alexander Hleb: acquistato nel 2008 per 17 mln di € dall'Arsenal, è stato girato in prestito prima allo Stoccarda, e poi al Birmingham, senza mai convincere del tutto. Lo perderanno a parametro zero la prossima stagione.

Martin Caceres: acquistato dal Villareal per 16 mln di €, è stato girato in prestito prima alla Juventus e poi al Siviglia, ma non è mai riuscito a mantenere le enormi aspettative.

Gianluca Zambrotta: acquistato per 14 mln di € dalla Juventus in pieno caos Calciopoli, è stato rivenduto al Milan nel 2008 per 9 mln di €.

Deco: acquistato per 14 mln di € (+ cartellino di Quaresma) dal Porto nel 2004, è stato rivenduto nel 2008 al Chelsea per 10 mln di €.

Thiago Motta: ingaggiato dalle giovanili della Juventude (società brasiliana) per 1 mln di €, è stato perso a parametro zero nel 2008. Oggi vale molti, molti, soldi.

Ludovic Giuly: Acquistato dal Monaco per 7 mln di €, nel 2004, dopo la favolosa stagione dei francesi in Champions League. Viene ceduto nel 2007 alla Roma per 3,2 mln di €.

Maxi Lopez: Ingaggiato dal River Plate dietro il pagamento di 6,5 mln di €, viene girato in prestito prima al Maiorca e poi ceduto definitivamente all'FK Mosca dietro il versamente di 2 mln di € da parte della società russa.

Samuel Eto'o: acquistato dal Maiorca per 15 mln di € nel 2004, è stato perso praticamente a zero nell'affare (si fa per dire) Ibrahimovic.

Mascherano: Acquistato per 22 mln di € in questa stagione, ad oggi non ha mai trovato spazio tra i titolari, verrà ceduto sicuramente per molto molto meno..



Soldi bruciati dal Barcellona negli ultimi 6 anni: 134,8 mln di €.

Almeno non sono i più bravi sul mercato...


Enrico Ciccarelli

30 maggio 2011

Palermo, Zamparini hai ancora tanto da imparare..

La sconfitta in Coppa Italia non deve demolire i progetti e le ambizioni della società rosanero; Zamparini deve imparare a far tesoro anche delle sconfitte più brucianti e non commettere gli errori del passato, altrimenti il Palermo rimarrà per sempre una grande incompiuta.


Le lacrime di Delio Rossi, la disperazione dei giocatori, e le probabili sfuriate del presidente Maurizio Zamparini. E' tutto ciò che rimane al Palermo, e ai suoi tifosi, dopo la finale di Coppa Italia di ieri sera, persa 3-1 contro l'Inter di Leonardo.
I rosanero ormai ci speravano nella Coppa, credevano di poter riscattare le due finali perse del '74 e del '79, di essere in grado di conquistare il primo trofeo prestigioso della sua ormai secolare storia; purtroppo Eto'o e soci hanno spezzato a suon di gol ogni tipo di auspicio, e rimandato all'anno venturo i sogni di gloria di Bovo e compagni.
Una stagione iniziata con i migliori propositi, quella 2010-2011, dove si attendevano le definitive consacrazioni di Hernandez e Pastore, dove a tenere banco non dovevano essere gli esoneri e le parole al vetriolo del vulcanico presidente, ma i risultati sul campo e i traguardi di un certo rilievo dopo qualche stagione di appannamento; l'anno della maturazione coadiuvato da mister Delio Rossi e il ds Walter Sabatini, ma purtroppo tutti sappiamo come è andata a finire; a novembre il ds si dimette per alcune divergenze con il numero uno rosanero, a fine febbraio è la volta dell'allenatore riminese, che viene esonerato e sostituito da Serse Cosmi. Intanto i risultati continuano a peggiorare, il club siciliano si trova a metà classifica dopo una serie impressionante di sconfitte in campionato (6 in 7 partite), e i gioielli del Palermo iniziano a non brillare come prima, così viene richiamato al proprio posto Delio Rossi, il quale riuscirà a risollevare le sorti della squadra e a motivare nuovamente i propri calciatori. Il resto è storia recente, il Palermo agguanta la finale di Coppa Italia superando il Milan in semifinale, ma si arrenderà ai campioni del mondo in carica dell'Inter.
Le responsabilità di quest'anno cristallizzato nell'anonimato sono da ricercare in primis a livello societario e poi sul piano tecnico. Zamparini è un grande presidente, abile nel gestire il denaro e a circondarsi di gente competente, ma quando c'è da razionalizzare e resettare i momenti negativi e le partite storte, è il primo a puntare il dito contro i suoi dipendenti, il primo a insultare allenatore e dirigenti sul quotidiano sportivo, uno dei peggiori in Europa.
Cioè che blocca il salto di qualità dei siciliani è proprio il suo modo di porsi, di pretendere sempre troppo rispetto a quelle che sono le reali possibilità della propria squadra, di lamentarsi anche quando le cose vanno più che discretamente.
Forse è stato l'unico presidente in Italia ad esonerare un tecnico quando il club era in 9° posizione (Colantuono nel 2007), in 6° (Guidolin a fine 2007), e 10° in classifica (Delio Rossi quest'anno).
Ha sicuramente il merito di aver portato il Palermo dalla cadetteria alla parte sinistra della classifica nella massima serie, ma ciò non basta; i tifosi e gli amanti del calcio non vogliono che questa crescita si arresti sul più bello, che questo affascinante progetto non trovi la sua definitiva concretizzazione.

Ad ogni modo, le colpe di questo annus horribilis non sono solo del patron; anche le ultime scelte di mercato non sono state delle più azzeccate, e non parlo di Edison Cavani, come i più maligni potrebbero ipotizzare, ma delle cessioni di giocatori come Simon Kjaer e Fabio Simplicio, fondamentali fino all'anno scorso per i rosanero.
L'attaccante uruguagio è stato un affare per il Palermo e per il Napoli, non un errore di Sabatini e co. inutile continuare ad insinuarlo, 18 mln di € sono in linea con la valutazione di mercato che Cavani aveva fino all'anno scorso; anzì, fino a 9 mesi fa, molti tifosi partenopei gridavano allo scandalo per la valutazione attribuita al "Matador". E' troppo semplice sputare sentenze dopo una stagione così travagliata.
Il biondo difensore danese, invece, avrebbe fatto molto comodo a Delio Rossi, soprattutto se si considera che i suoi rimpiazzi sono stati Nicolai Dorin Goian ed Ezeqiuel Munoz, giocatori che hanno mostrato evidenti limiti caratteriali e tecnici costituendo una delle maggiori lacune dell'organico rosanero.
Quest'anno sono rimasto profondamente deluso anche dall'atteggiamento di alcuni calciatori, soprattutto da quello di Javier Pastore, che appena le cose non sono andate per il verso giusto, nel momento in cui non è stato visto come titolare inamovibile, ha letteralmente smesso di giocare, comportandosi da bambino viziato e da atleta poco professionale; questo è un mio consiglio, per diventare un campione non basta il talento, ci vuole anche tanta, tanta, testa.
La speranza è che il Palermo e i suoi tifosi imparino qualcosa da questa brutta finale, e che non sia l'inizio di una nuova demolizione targata Maurizio Zamparini. Il primo passo sarebbe la conferma del tecnico..


Enrico Ciccarelli

25 maggio 2011

Udinese: la miniera d'oro di questa grande azienda

L'Udinese è in Champions League. E' questo il verdetto del dopo Udinese - Milan di domenica scorsa; i meriti di questo sorprendente traguardo sono sicuramente da attribuire ai calciatori e al tecnico Francesco Guidolin, che ha saputo amalgamare al meglio lo spogliatoio e sfruttare al massimo le qualità della propria squadra; ma i meriti sono soprattutto della società friuliana, capitanata dal presidente Giampaolo Pozzo e dal figlio Gino, che ad oggi è un vero e proprio modello da seguire; una società che grazie ad una rete di osservatori operante in tutto il mondo, è riuscita a centrare l'Europa che conta e a valorizzare tanti calciatori nel corso degli anni. Il piccolo Arsenal, una società che si è fidata ad occhi chusi del suo allenatore, senza bacchettarlo o criticarlo alla prima occasione. Allora andiamo ad enunclare alcune delle grandi operazioni made in Friuli che hanno testimoniato e fatto le fortune di questa grande "azienda":




Fabio Quagliarella, acquistato dal Torino nel 2005, venne mandato in prestito prima all'Ascoli e poi ceduto in comproprietà alla Sampdoria per la metà del cartellino di Salvatore Foti. Nell'estate 2007 la compartecipazione si risolse alle buste a favore dell'Udinese, che investì 7,3 mln di €. Venne rivenduto al Napoli nel 2009 per 16 mln di € piu la metà del cartellino di Domizzi (che passò totalmente all'Udinese).

Aleksandar Lukovic, acquistato dallo Stella Rossa di Belgrado nell'estate del 2006 per 3 mln di €, verrà ceduto nel Luglio 2010 allo Zenit SanPietroburgo per 7,5 mln di €.


Felipe Dalbelo, preso in prova da una squadra di calcio a 5 brasiliana, venne ceduto alla fiorentina per 9 mln di € complessivi (3 prestito oneroso + 6 diritto di riscatto).


Abel Aguilar, acquistato dai colombiani del Deportivo Calì nel 2005 per 600,000 euro, venne ceduto all'Hercules Alicante  nel 2008 per 3 mln di €.


Gaetano D'Agostino, acquistato dal Messina nel 2006 a parametro zero, ceduto in comproprietà per 4,5 mln di € alla Fiorentina nel 2010.


Barreto, acquistato dal Treviso per 2 mln di € nel 2005, ceduto al Bari complessivamente per 7,5 mln di € (4 la compartecipazione, 3,5 il completo riscatto).


Fernando Tissone, acquistato dal Lanus nel 2004 per 1,2 mln di €, ceduto alla Sampdora in compartecipazione nel 2009 per 2 mln di €.


Salvatore Masiello, acquistato dal Palermo per 1 mln di € nel 2006, ceduto al Bari complessivamente per 1,5 mln di €.


Asamoah Gyan, acquistato dal Liberty Professionals (squadra ghanese) per poche migliaia di euro nel 2004, rivenduto al Rennes per 8 mln di € nel 2008.


Andrea Dossena, acquistato dal Treviso per 1,5 mln di € nel 2006, rivenduto al Liverpool per 10 mln di euro nel 2008.


Simone Pepe, acquistato dal Palermo alle buste per per 2 mln di € nel 2007, ceduto in prestito oneroso alla Juventus per 2,6 mln di € (il riscatto è fissato a 7,5 mln di €)


Sulley Muntari, acquistato dai ghanesi del Libery Professionals nel 2002 per 800 mila euro, rivenduto al Porstmouth nel 2007 per 12 mln di €.


Vincenzo Iaquinta, acquistato dal Castel di Sangro nel 2000 per 800 mila euro, rivenduto alla Juventus nel 2007 per 11,2 mln di €.


Tomas Sivok, acquistato dallo Sparta Praga per 2 mln di € nel 2007, rivenduto al Besiktas per 3 mln di € nell'estate del 2008.


Marek Jankulovski, acquistato per 3,5 mln di € dal Napoli nel 2002, rivenduto al Milan per 8,5 mln di € nel 2005.


Per Kroldrup, acquistato dai danesi del Boldklubben 93 per 2,5 mln di € nel 2001, rivenduto all'Everton per 7 mln di € (a quel tempo 5 milioni di sterline) nel 2005.


Morgan De Sanctis, acquistato dalla Juventus nel 1999 per 800 mila euro, liberatosi con l'Art. 17 FIFa per 2,5 mln di € nel 2007.


Emilson Cribari, acquistato dall'Empoli per 2,5 mld di € nel 2004, rivenduto alla Lazio per 3,4 mln di €.


David Pizarro, acquistato dai cileni del Santiago Wanderers nel 1999 per 3 mln di €, ceduto all'Inter nel 2005 per 10 mln di €.


Michele Pazienza, acquistato nel 2003 dal Foggia per 1,6 mln di €, ceduto a titolo definitivo alla Fiorentina (dopo due stagioni di prestito) per 3 mln di € nel 2007.



Totale capitale investito: 36,2 mln di €
Totale ricavi:  130,3 mln di €


Totale di tutte le Plusvalenze: 94,1 mln di €

Spaventoso, in meno di dieci anni l'Udinese può vantare un fatturato positivo vicino ai 100 milioni di € e fare soldi nel calcio, a detta di molti, è una vera e propria impresa; a questa cifra mancano ancora i riscatti di Marco Motta, Simone Pepe, e Gaetano D'Agostino, altro denaro pesante.
E pensare che in organico i bianconeri possono vantare calciatori in rampa di lancio come Alexis Sanchez, Inler, Pablo Armero, Isla, Asamoah, Zapata, Benatia, Handanovic...Pozzo si sta già sfregando le mani!



Enrico Ciccarelli

24 maggio 2011

Non meritate la B!

Ci sono professionisti che per doti tecniche e qualità morali non meritano di finire in cadetteria nonostante la retrocessione ottenuta sul campo del proprio club.
Le squadre che l'anno prossimo abbracceranno “dolorosamente” la Serie B sono: Bari, Brescia e Sampdora. Andiamo allora ad individuare questi calciatori che a nostro parere meriterebbero, da subito, una nuova chance nella massima serie:



Alessandro Diamanti (Brescia)   
                                   
                                   Ruolo               Trequartista       Altezza  177 cm 
                                  Età                   28                        Peso     74 kg

                                  Nazionalità      Italia                   Prezzo    7 M
Dal punto di vista tecnico è uno dei migliori trequartisti italiani in circolazione; il suo piede sinistro sembra telecomandato e ha un controllo di palla eccellente. Il suo limite è stato da sempre il carattere sopra le righe che ha tardato la sua esplosione ad alti livelli. Quest'anno è stato autore di una buona stagione con la maglia delle rondinelle (uno dei pochi a salvarsi), ha infatti messo a segno 6 gol in campionato e ha conquistato la sua prima convocazione in nazionale.
Non merita di andare in B, soprattutto con una società che non sa da dove ripartire e con un presidente pronto ad abbandonarla.




Andrea Poli (Sampdoria)


                                   Ruolo               Regista               Altezza  181 cm 
                                  Età                   21                        Peso     70 kg

                                  Nazionalità      Italia                   Prezzo    10 M

Ha impressionato in Serie B con la maglia del Sassuolo due anni fa, attirando su di se le attenzioni dei migliori club italiani; questo doveva essere l'anno della sua definitiva esplosione, ma un infortunio in fase di precampionato gli ha rovinato i piani. La sua è stata un'annata da dimenticare, partito dalla panchina molto spesso, non ha mai brillato quando è stato chiamato in causa.
Un vero peccato se si pensa che giovani di qualità, in quel ruolo, latitino nel nostro campionato.
Metronomo di centrocampo dotato di un buon passo e di una straordinaria visione di gioco, difficilmente rimarrà nella Genova blucherchiata; il Milan, interessato a completare il suo pacchetto di centrocampo, sembra pronto a presentare un'offerta a Tosi e soci per assicurarsi le prestazioni del regista veneto.



Daniele Gastaldello (Sampdoria)


                                   Ruolo               Difensore           Altezza  185 cm 
                                  Età                   27                        Peso     77 kg

                                  Nazionalità      Italia                   Prezzo   6,5 M

Valutazione stranissima quella attribuita al calciatore blucerchiato: c'è chi lo definisce un difensore di altissimo livello e chi, invece, lo da per sopravvalutato. Per noi è semplicemente un buon difensore adatto a squadre di metà classifica che di certo non merita la cadetteria.
Con Mazzarri e Delneri, affiancato dal compagno di reparto Lucchini, ha costituito una delle coppie centrali di difesa più solide del campionato, mentre con Di Carlo e Cavasin non è andata allo stesso modo, un po' per i problemi fisici che l'hanno tartassato in questa stagione, ma anche per le motivazioni che nel corso della stagione sono andate via via a mancare.
Quest'anno aveva conquistato anche l'azzurro della nazionale debuttando contro l'Ucraina nell'amichevole del 29 marzo 2011.
Consigliamo lui e la dirigenza doriana di cederlo alla prima offerta soddisfacente; il calcio italiano non può permettersi di bruciare un difensore del suo livello.



Simone Bentivoglio (Bari)

                                   Ruolo               Centrocampista  Altezza  184 cm 
                                  Età                   26                        Peso     79 kg

                                  Nazionalità      Italia                   Prezzo    3,5 M

Cresciuto nelle giovanili della Juventus, si è fatto conoscere in Serie A con la maglia del Chievo.
A gennaio per via di un dissidio con la società gialloblù, ha deciso inspiegabilmente di trasferirsi a Bari, accettando una situazione di classifica già ampiamente compromessa.
Con i galletti è stato uno dei pochi a farsi valere nella seconda parte di stagione (e i suoi due gol lo dimostrano), nonostante la retrocessione anticipata del club.
E' in prestito con diritto di riscatto in Puglia, ma per sua stessa ammissione ha dichiarato che non farà più ritorno a Verona, in quanto deluso dalla società e staff tecnico.
E' il centrocampista ideale per le squadre che puntano ad una salvezza tranquilla.


Enrico Ciccarelli

17 maggio 2011

Juventus: il fallimento in milioni di euro

Ancora un anno da buttare. La Juventus si appresta ad affrontare una nuova rivoluzione estiva, dove a farne le spese saranno allenatore, calciatori e dirigenti. Lo stadio di proprietà sembra essere l'unica certezza, ma c'è molta confusione e troppe incognite; non si sa come, e da chi ripartire, e soprattutto, manca una vera e propria programmazione.
La cosa che deve maggiormente preoccupare i tifosi bianconeri è che la proprietà in questi anni ha investito soldi importanti, ma nonostante ciò a mancare sono stati i risultati. Sintomo che il denaro del presidente Agnelli e soci viene utilizzato malissimo.
Ripercorriamo dunque le tappe di questa “tragedia juventina” per arrivare ad una stima delle perdite economiche della Vecchia Signora degli anni post-calciopoli.






Stagione 2006/2007

L'annata sicuramente più difficile della storia bianconera. La squadra è per la prima volta in cadetteria e inizia il cosiddetto “progetto” che prevede un rapido ritorno in Serie A e il rilancio del club. Partono molti Big (Cannavaro, Ibrahimovic, Thuram, Zambrotta) e ci saranno pochissimi acquisti... sicuramente evitabili!

Jean Alain Boumsong

Fortemente voluto dall'allora tecnico bianconero Didier Deschamps, venne acquistato dall'Auxerre per circa 3,5 mln di €, mentre al calciatore venne proposto un contratto da 1,5 mln a stagione. Sfortunatamente accettato.
In Serie B riuscirà addirittura a sfigurare: alternerà infatti buone prestazioni ad altre non esaltanti caratterizzate da clamorosi errori difensivi; a fine campionato collezionerà 33 presenze e 2 reti.
L'anno successivo, in Serie A, non vedrà mai il campo, soltanto qualche sporadica apparizione in Coppa Italia. Verrà ceduto all'Olympique Lione nel 2008 per 2,5 mln di €.

Minusvalenza: 1 mln € + due anni di contratto a 1,5 mln di € NETTI a stagione.







Stagione 2007/2008

E' il primo anno di Serie A per la Juventus post-calciopoli. Ci si aspettano investimenti importanti sul mercato, che arriveranno, ma per i calciatori sbagliati:


Sergio Almiron

Verrà ingaggiato da Alessio Secco e collaboratori forse perchè attratti dal suo nomignolo: “Il nuovo Veron”. Dell'argentino sfortunatamente avrà solo la calvizia precoce. All'Empoli verrà staccato un bell'assegno di 9 mln di €, mentre al giocatore promesso un ingaggio di 1,3 mln a stagione.
Manco a dirlo, a Torino sarà meno di una comparsa: vedrà il campo solo 9 volte (1 mln di € per ogni sua presenza, non male). Verrà poi girato in prestito, prima al Monaco, poi alla Fiorentina, e infine al Bari, che deciderà poi di acquistarlo con la formula della comproprietà (a 4,5 mln di €) da riscattare interamente in tre anni.

Minusvalenza: 4,5 mln di € + un anno di contratto a 1,3 mln di € NETTI.

Tiago Mendes

Forse il pacco del decennio per i tifosi bianconeri. Grazie al fiuto di Alessio Secco firma un contratto quinquennale da 2,6 mln di € a stagione, mentre nelle casse del Lione andrà la modica cifra di 13 mln. Nella Torino bianconera rimarrà ben 3 anni e collezionerà 42 presenze, molte delle quali sotto la sufficienza. Nel Gennaio 2010 finalmente decide di abbandonare (in prestito oneroso) Torino, accasandosi all'Atletico Madrid. Ancora oggi è lì a scaldare la panchina dei colchoneros che hanno annunciato anticipatamente che non lo riscatteranno. Con ogni probabilità l'anno prossimo ce lo ritroveremo a Vinovo...sfortunatamente.

Minusvalenza: 12,5 mln di € + tre anni di contratto a 2,6 mln di € NETTI a stagione.


Antonio Nocerino

Prodotto del vivavio bianconero, viene ceduto al Piacenza in comproprietà nel 2006/2007 per 700 mila €. In Emilia-Romagna la sua stagione sarà entusiasmante, e così la dirigenza juventina deciderà di riscattare l'altra metà del cartellino per 3,7 mln di €.
Con Ranieri sarà protagonista di una stagione poco esaltante, e a fine stagione sarà ceduto al Palermo nell'ambito dell'operazione Amauri. Soldi buttati insomma.

Minusvalenza: 3 mln di € + un anno di contratto a 0,7 mln € NETTI.


Guglielmo Stendardo

A Gennaio Arriverà a Torino in prestito oneroso per 400 mila € per rinfoltire il pacchetto arretrato. La sua esperienza bianconera non verrà ricordata a lungo dato che giocherà solo 5 partite e farà subito ritorno alla Lazio.

Minusvalenza: 0,400 mln di € + metà anno di contratto a 0,45 mln di € NETTI.



Jorge Andrade

Il più sfortunato delle meteore passate per Vinovo. Anche se le condizioni fisiche del centrale portoghese avrebbero dovuto destare qualche sospetto in Secco e soci prima di acquistarlo. Ad ogni modo ben 10 mln di € finiranno nelle casse del Deportivo La Coruna che sta ancora ridendo per il pacco che ci consegnò ormai 3 anni orsono. Il difensore portoghese rimarrà a Torino ben 2 anni collezionando solo 4 presenze, per poi ricadere in alcuni gravi infortuni che di fatto gli hanno stroncato la carriera. Arriverà poi la risoluzione consensuale del contratto nel 2009 che significherà anche la fine della sua carriera di calciatore.

Minusvalenza: 10 mln di € + due anni di contratto a 2,7 mln di € NETTI a stagione + risoluzione contratto che si dice si aggiri sui 2 mln di €








Stagione 2008/2009

E' la stagione del ritorno in Champions League, Claudio Ranieri chiede un mercato sopra le righe, e con la collaborazione del fido Secco, decide di portare in Corso Galileo Ferraris giocatori dal grandissimo spessore..

Christian Poulsen

Ranieri fece carte false per averlo. Pur di assicurarsi le prestazioni del mediano danese scartò giocatori come Stankovic e Xabi Alonso. Alessio Secco prontamente ascoltò il tecnico e staccò al Siviglia un assegno di 9,75 mln di €, assicurando al calciatore un contratto quadriennale da 3,3 mln a stagione.
In due anni il danese non ripagherà la fiducia e il denaro speso: non sarà mai un titolare inamovibile e timbrerà molte prestazione anonime o sotto la sufficienza. Fortunatamente, nell'Agosto 2010, il Liverpool si fa avanti e offre 5,7 mln per il cartellino del centrocampista. Occasioni del genere non capitano così facilmente, e la dirigenza juventina non ci pensa su due volte e accetta l'offerta.

Minusvalenza: 4 mln di € + due anni di contratto a 3,3 mln di € NETTI a stagione.


Dario Knezevic

il DS Alessio Secco e il presidente del Torino Urbano Cairo addirittura litigarono per il cartellino del difensore croato. Ad ogni modo fu acquistato dalla Juventus in compartecipazione per 750 mila euro dal Livorno, ma anche causa infortunio, vedrà il campo solo tre volte nella sua breve parentesi bianconera. Tornerà mestamente al Livorno dopo una sola stagione.

Minusvalenza: 750 mila € + un anno di contratto a 0,4 mln di € NETTI a stagione.



Amauri


Doveva essere il colpo di mercato, Il nuovo attaccante della Juventus targata Blanc e Cobolli Gigli: ma si è dimostrato solo un costoso buco nell'acqua.
Zamparini fece di tutto per trattenerlo a Palermo, ma alla fine, si arrese all'irrinunciabile offerta del club bianconero: 12 mln di € + il cartellino di Nocerino e la comproprietà di Lanzafame. All'attaccante assicurato un quadriennale da 3,5 mln di € a stagione.
L'italo-brasiliano il primo anno sembra convincere i tifosi bianconeri mettendo a segno un numero considerevole di gol; degli ultimi due è meglio di non parlarne. Oggi è in prestito al Parma, sperando che il presidente Ghirardi faccia un favore alla dirigenza juventina, decidendo di riscattarlo al più presto.

Minusvalenza: 12 mln di € + due anni e mezzo di contratto a 3,5 mln di € NETTI a stagione.


Iago Falquè

Qualcuno addirittura lo definiva il nuovo Messi data la bassa statura e il fisico esile. Il club bianconero lo strapperà alla cantera del Barcelona per 2,5 mln di €.
Non convincerà mai appieno Ranieri, e così verrà ceduto prima in prestito al Bari, e poi definitivamente al Villareal B per 1 mln di €.

Minusvalenza: 1,5 mln di € + un anno di contratto a 0,35 mln di €.







Stagione 2009/2010

Dopo un campionato sottotono, culminata con il settimo posto e la conseguente qualificazione in Europa League, la Juventus è pronta alla riscossa assicurandosi un pezzo da novanta:



Diego Ribas da Cunha

In Germania aveva fatto impazzire tutti con la maglia del Werder Brema; la dirigenza aveva le spalle coperte e la certezza di acquistare un grande campione; proprio per questo, Alessio Secco era disposto a fare follie, e con 24,5 mln di € convince il Werder a privarsi del suo uomo-squadra. A persuadere lui, un quinquennale da 3,5 mln di € a stagione.
Diego inizia benissimo con la maglia della Juventus stendendo con due gol la Roma ad inizio campionato; la stagione poi va sempre peggio, prima qualche piccolo infortunio e poi prestazioni mediocri convincono il nuovo DS Beppe Marotta a cederlo dopo una sola stagione per 15,5 mln di € al Wolfsburg.
Probabilmente il brasiliano è stata la delusione più grande per i tifosi juventini, certi del talento del calciatore.
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Minusvalenza: 9 mln di € + un anno di contratto a 3,5 mln di € NETTI.


Antonio Candreva

Il 20 gennaio 2010 viene ufficializzato il suo passaggio dall'Udinese alla Juventus in prestito con diritto di riscatto della comproprietà a favore dei bianconeri torinesi. Il Livorno, club nel quale il giocatore militava in prestito, venne indennizzato con poco più di 1 milione di euro. Al giocatore andranno 0,3 mln di € per metà stagione. Non verrà riscattato anche per le altissime pretese economiche del patron Pozzo.

Minusvalenza: 1 mln di € + metà anno di contratto a 0,3 mln di euro.







Totale MINUSVALENZE SOLO per i cartellini dei calciatori acquistati: 59,7 mln di €
Totale MINUSVALENZE SOLO per gli ingaggi dei calciatori: 40,55 mln di €

Totale MINUSVALENZE nel quinquennio 2006-2011: 100,25 mln di €.

E la cifra potrebbe ancora salire se solo si contassero tutte le buonuscite date ai calciatori nell'ultima stagione (Camoranesi, Trezeguet, Zebina...)
Speriamo solo che nel prossimo calciomercato non dovremo aggiungere altre barbare operazioni economiche a questa lista. Insomma, la Juventus avrà fatto pure qualche plusvalenza, ma con quei soldi si sarebbero potuti acquistare ben altri calciatori.... dei veri campioni.


Enrico Ciccarelli

16 maggio 2011

Il Sapientone: disastro Sampdoria, ecco i perchè.

Disastro Sampdoria: ecco i perchè.

Gran parte della critica calcistica ha imputato il fallimento sampdoriano alle cessioni di Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini..sbagliando.
Non fraintendetemi, la perdita dei due attaccanti è stata sicuramente traumatica per il gioco doriano, ma la rosa blucerchiata aveva tutte le carte in regola per evitare la retrocessione.
Esaminiamo dunque gli errori che sono stati commessi in questa stagione, un'odissea interminabile per i tifosi doriani, partita con i sogni Champions e culminata con un impronosticabile approdo in Serie B.

Il primo madornale errore è stato commesso dal presidente Riccardo Garrone: da quando ha acquisito la Sampdoria nel 2002, tralasciando il primo anno di B, ha trasformato il club in una vera e propria azienda: nessuna spesa folle, mai messo soldi di tasca propria, e politica puntata alla valorizzazione, e alla vendita, dei migliori giocatori in rosa. Strategia sicuramente intelligente e produttiva, ma non per una squadra che vuole tornare a toccare, come ad inizio anni '90, i palcoscenici che contano.
Qualche esempio? Fabio Quagliarella perso alle buste nel Luglio 2007 per poche migliaia di €, Campagnaro, Marilungo, Maggio, Pazzini, Cassano, Stankevicius ceduti nel loro momento migliore...e la lista potrebbe continuare ancora.

Secondo errore: non aver sostituito adeguatamente Pazzini e Cassano.
Ok, una volta ceduto i tuoi due uomini cardine, ci si aspetta come minimo che il Ds Tosi ti porti un paio d'attaccanti di tutto rispetto: questo non è accaduto. Sono arrivati Massimo Maccarone e Federico Macheda. Troppo poco. Il primo non è mai stato uno spacca-porte, e il suo record di 12 gol in Serie A lo dimostra; non ha mai fatto benissimo in squadre che puntavano a qualcosa di più di una striminzita salvezza (vedi esperienze di Parma e Palermo), e troppo spesso si è sciolto nei momenti cruciali delle sua carriera.
Il secondo, seppur sia un ottimo prospetto, era troppo acerbo per prendere le redini di una squadra di Serie A. Allo United, “Kiko”, era un semplice rincalzo dalle belle speranze al quale non gli si chiedeva nulla di eccezionale; a Genova gli è stato chiesto di risollevare le sorti della squadra e di portarla per mano verso la salvezza. Purtroppo non è andata bene, anzì, il giovane attaccante si è macchiato di brutte prestazione ed è stato presto relegato in panchina. Schiacciato dalla pressione.

Terzo errore: aver ingaggiato gli allenatori sbagliati.
Domenico Di Carlo avrebbe dovuto guidare la Sampdoria in Champions League e alla conferma del campionato precedente. Purtroppo, nella sua carriera, il buon Mimmo ha dimostrato di essere un allenatore adatto esclusivamente alle piccole squadre che hanno come obiettivo la salvezza. Le esperienze di Parma e Chievo insegnano. Fin quando è stato l'allenatore dei blucerchiati, ha fatto fatica a produrre gioco, e ha sempre preferito non prenderle piuttosto che darle. Con le sue tattiche, addirittura un giocatore come Pazzini ha faticato a trovare la via della rete.
Una volta esonerato l'allenatore frusinate, ci si aspetta che la società rimedi al suo errore e non perseveri, cosa che invece è accaduta: ingaggiando Alberto Cavasin.
Un allenatore ormai “consumato” che in carriera ha guidato esclusivamente piccole squadre, molte volte senza successo (l'utlima e forse unica stagione importante in Serie A è datata 1999/2000 alla guida del Lecce). L'anno scorso è stato costretto addirittura ad emigrare per trovare lavoro, in Svizzera, alla guida del Bellinzona.
A conferma di ciò che affermiamo parlano i numeri di questa sua gestione fallimentare: 1 vittoria 1 pareggio e 6 sconfitte; 7 gol fatti e 13 subiti; numeri che condannano i blucerchiati alla serie cadetta con una giornata d'anticipo. Insomma era difficile fare peggio.

Quarto errore: zero progetti.

Dopo aver ceduto Cassano e Pazzini molti tifosi si sono chiesti i “programmi”di questa società: programmi che forse non sono mai esistiti, e le dimissioni del direttore sportivo Gasparin furono profetiche in questo senso. La Sampdoria difficilmente avrebbe potuto ripetere la stagione 2009/2010, e Garrone ha dato l'impressione di voler limitare la dimensione della Sampdoria ad una squadra di metà classifica, da salvezza tranquilla. Ma anche per fare questo serve un progetto: non puoi vendere i tuoi giocatori fondamentali a campionato in corso, non puoi far scadere come se nulla fosse il contratto di Ziegler, e non puoi fare il mercato con due spicci nonostante le importanti cessioni.

Insomma ciò che rimane della Sampdoria è la passione e l'amore dei tifosi verso questo grande club, nella speranza che in un futuro non troppo remoto, ritrovi una società che negli ultimi anni si era ormai “persa”. Auguri per un rapido ritorno in Serie A, Doria.
Enrico Ciccarelli per Goal.com

13 maggio 2011

Ecco perchè la Lazio non tornerà mai grande....con Lotito!

Sogno Champions quasi infranto. È questa la sentenza del Friuli dopo Udinese-Lazio di domenica scorsa; un'occasione sprecata per i biancocelesti e che probabilmente non si ripresenterà a breve. Pochezza caratteriale e qualità della rosa non eccelsa, sono questi i limiti invalicabili di questa squadra, limiti che pesano sul presente, ma peseranno ancor di più sul futuro calcistico del club; infatti se per la Lazio non dovesse essere Champions, l'anno prossimo andranno a mancare quegli introiti che la maggior competizione europea per club assicura (introiti che vanno dai 30 ai 40 mln di euro solo per la qualificazione alla fase a gironi), e quindi il mercato degli aquilotti sarà probabilmente poco fastoso e privo di colpi di scena.
Parliamoci chiaro, i meriti di mister Edy Reja in questa stagione sono tanti: è riuscito a trarre il massimo dalla rosa che aveva a disposizione, ha fatto tornare Zarate ai suoi livelli, e ancora tutt'oggi lotta per il quarto posto, a 2 giornate dalla conclusione, con quasi la stessa squadra della scorso anno che si è salvata a poche giornate dal termine del campionato.
Il tecnico biancocelste appare dunque intoccabile, ma allora le colpe di chi sono? Perchè la Lazio non riesce a fare quell'agognato salto di qualità che gli permetterebbe di competere per quei palcoscenici sicuramente più prestigiosi?
Il problema forse è a monte, la Lazio oggettivamente, ad oggi, non ha ne la capacità economica ne l'organizzazione societaria per pretendere qualcosa di più di quello che possiede oggi (un pugno di mosche probabilmente). Colpa forse del vulcanico presidente Claudio Lotito?
Per trovare la risposta, analizziamo gli ultimi 6 anni della storia biancoceleste, ovvero da quando l'imprenditore romano ha preso le redini della società capitolina:


Nel Luglio del 2004 il neopresidente della S.S Lazio dichiara: “In 5 anni la Lazio lotterà nuovamente per lo scudetto” e aggiunge con un pizzico di vanità: Ho preso questa squadra al suo funerale e l'ho portata in condizione di coma ancora reversibile ; a queste dichiarazioni segue un mercato in extremis, fatto di 9 acquisti compiuti nell'ultimo giorno di mercato (ricordiamo i vari Esteban Gonzales, Bryan Robert, Mea Vitali, Oscar Lopez, Seric, Lequi ) e la nomina di un allenatore alla prima esperienza con un club così prestigioso, quella di Domenico Caso. Va dato atto a Lotito che realisticamente era difficile fare di meglio nell'estate più caotica e difficile della storia biancoceleste. Restano però i numeri di una stagione a dir poco fallimentare: 44 punti in 38 partite, Domenico Caso esonerato a metà campionato, e una salvezza sul filo di lana ottenuta all'ultima giornata.
Il campionato 2005/2006 dovrebbe essere l'anno della riscossa, la società capitolina ha dunque il tempo e le risorse per organizzare il mercato e la rinascita del club. Viene ingaggiato come allenatore Delio Rossi (reduce da una buona annata a Lecce) e Walter Sabatini, nel ruolo di direttore sportivo, il quale riuscirà a portare a Formello (con pochi spicci) giovani interessanti come Gabi Mudingayi e Valon Behrami. La stagione è ricca di soddisfazzioni, Pandev e Rocchi trascinano la squadra a suon di gol, la Lazio termina al sesto posto il campionato e si qualifica per la Coppa Uefa 2006/2007 (revocata poi dal CAF nella sentenza post-calciopoli).
Dopo la bufera scatenata dal caso calciopoli, i tifosi laziali aprono l'estate 2007 con tanti buoni propositi e con la speranza di vedere finalmente un mercato di prima fascia. Per non deludere tali aspettative, il Ds Sabatini mette a segno colpi importanti come Foggia, Mauri e Ledesma ( che fu richiesto espressamente da Delio Rossi). La Lazio gira a meraviglia trascinata dai soliti Pandev e Rocchi, e la società capisce che con questi giocatori può puntare all'Europa che conta, la Champions League.
Per non smettere di sognare, Sabatini ingaggia dalla Ternana Luis Jimenez nel Gennaio 2007, strappandolo alla concorrenza di numerosi club. La stagione va ben oltre le aspettative: gli aquilotti si classificano terzi, e nonostante i tre punti di penalizzazione, si assicurano un posto nella più prestigiosa competizione per club europea.
Nella stagione 2007/2008 si attende la svolta biancoceleste, è l'anno buono per tornare ad essere “grandi”; La Lazio supera senza troppe difficoltà il preliminare di Champions contro la Dinamo Bucarest e si qualifica per la fase a gironi. Purtroppo a ciò non segue il mercato che tutti si aspettavano: Lotito decide di non investire soldi pesanti e preferisce puntare su un mix di giovani interessanti e usati sicuri; arrivano infatti giocatori dal futuro luminoso come Radu, Kolarov e Bianchi ( i primi due scoperti da Sabatini), oltrei ai vari Rozenhal, Meghni e Vignaroli. La stagione è disastrosa: i biancocelesti non riescono ad ingranare e terminano il campionato in 12° posizione, lontano dai traguardi che contano; in Champions League le cose non vanno meglio, solo una vittoria in sei partite (che significherà ultimo posto) in un girone alla portata composto da squadre come Real Madrid, Olympiakos e Werder Brema.
La stagione 2008/2009 inizia nel peggiore dei modi: Walter Sabatini, in seguito a dissidi con il presidente, decide di abbandonare la squadra e di non rinnovare il contratto in scadenza; al suo posto viene nominato Igli Tare, ex attaccante proprio dei biancocelesti. Il calciomercato regala qualche soddisfazione: vengono acquistati Matuzalem, Zarate (in prestito), Lichtsteiner, Brocchi e Carrizo; le uniche cessioni importanti sono quelle di Behrami e Zauri.
Il campionato va a fasi alterne, ma ad ogni modo la Lazio riesce a portare a casa un trofeo (il primo con Lotito presidente): la Coppa Italia. Delio Rossi intanto riesce a far esprimere al meglio il talento di Mauro Zarate, che viene riscattato a fine stagione per 17 mln di € dall'Al Sadd.
La stagione 2009/2010 si apre con l'addio del tecnico riminese e l'ingaggio di Davide Ballardini in panchina. L'annata sembra partire per il verso giusto con la conquista di un altro trofeo: la Supercoppa Italiana; conquistata a Pechino contro l'Inter.
Ma si tratta dell'unico raggio di sole di una stagione tempestosa: il calciomercato non regala alcun acquisto di spessore (Cruz a parte), Pandev e Ledesma vengono messi fuori rosa, e la Lazio viene eliminata al primo turno di Europa League. A Gennaio così la squadra si ritrova in piena zona retrocessione e Pandev viene perso a parametro zero dopo dure battaglie legali. Lotito decide così di dare una scossa all'ambiente comprando nel mercato di riparazione Hitzlsperger, Floccari e Andrè Dias, e allo stesso tempo, decide di esonerare Ballardini sostituendolo col navigato Edy Reja.
Le cose vanno decisamente meglio, e dopo aver inanellato una serie di risultati positivi, la Lazio si salva con tre giornate d'anticipo.
Il 2010/2011 è l'anno della ricostruzione, viene acquistato Hernanes dal San Paolo per 13 mln di €, Ledesma viene reintegrato in rosa, e viene ceduto Kolarov al Manchester City per 17,5 mln di €. Reja riesce a trarre il meglio dalla sua squadra: Mauri torna sui livelli di un paio d'anni prima, Floccari centra la porta con continuità, ed Hernanes prende in mano le chiavi della squadra.
Il resto è storia recente, con una Lazio che a due giornate dal termine ha ancora qualche speranza per entrare in Europa dalla porta principale.
Sono passati però sei lunghi anni da quando Lotito acquistò la S.S. Lazio, e da allora la società non ha più lottato per lo scudetto, cosa invece “promessa” dal patron biancoceleste.
Ecco le nostre considerazioni finali:
  1. Lotito ogni volta che ha costruito qualcosa di importante lo ha immediatamente distrutto (vedi i rapporti di lavoro con Delio Rossi e Walter Sabatini).
  2. Non ha speso il denaro quando serviva realmente, come quando nel 2007/2008 si qualificò per la Champions.
  3. Per motivi economici ha troppo spesso creato putiferi che hanno minato la serenità della squadra e il lavoro degli allenatori (vedi il caso Pandev-Ledesma) e si spera che il prossimo non sia Radu.


    Insomma la Lazio con Lotito davvero può tornare ad essere GRANDE? A voi la sentenza..

    Enrico Ciccarelli per Goal.com

11 maggio 2011

Si parla tanto di Fair Play Finanziario...ma cos'è? Cosa accadrà?

Sta per entrare in vigore il nuovo regime di controllo economico studiato e fortemente voluto dalla Uefa. Ecco come funzionerà e cosa comporterà...



Dal 1 giugno, entreranno in vigore nuove regole destinate a rivoluzionare il mondo del calcio. Il Fair Play Finanziario, è il risultato del duro lavoro portato avanti dal presidente dell'UEFA Michel Platini ed è destinato ad andare sopprimere le gravi situazioni debitorie dei vari club. a prossima sessione di mercato, darà il via ad un periodo di transizione triennale che porterà i club al pareggio a partire dalla stagione 2011-12.
Il Fair Play finanziario, è nato dal desiderio di Michel Platini di livellare lo scarto tra i 660 club che prendono parte a ben 53 campionati europei. Il tre volte Pallone d'Oro, ex allenatore della Francia, è stato esplicito nello scagliarsi contro il "consumismo sfrenato" che stava "assalendo" il gioco del calcio ed è riuscito a trasformare le sue opinioni in regole ben precise. Il segretario generale dell'UEFA, Gianni Infantino, sostiene di aver ottenuto il consenso unanime d tutta Europa relativamente alle nuove norme che andranno ad aumentare gradualmente dal prossimo giugno.

Tanto per cominciare, i club dovranno essere in grado di limitare le perdite ad un massimo di 45 milioni di euro per il triennio successivo. Cifra questa, che potrà essere appianata dal proprietario del club ma solo se investe denaro in modo permanente in cambio di azioni e non prestandolo come fatto ad esempio sin qui da Roman Abramovich con il Chelsea. Se i proprietari non saranno in grado di appianare i debiti, la perdita massima potrà essere di 5milioni di euro. Dal 2014 al 2017, la perdita complessiva consentita scenderà a 30 milioni di euro, con l'Uefa che ha deciso blocchi monitorati di tre anni con la speranza di poter raggiungere con il tempo un effettivo pareggio finanziario.

Sulla base delle informazioni relative ai conti del 2011-12 e del 2012-13, i primi provvedimenti verranno presi nell'annata 2013-14, con le prime possibili esclusioni alla partecipazione di tutte le competizioni UEFA che si svolgeranno nel 2014-15. Infantino ha precisato come "circa la metà, o forse poco più" dei 660 club non hanno raggiunto il pareggio nel 2009, ma ha anche aggiunto che la UEFA "dovrà prestare attenzione a non applicare le regole future a situazioni che concernono il passato". Il compito di assicurare la corretta applicazione delle nuove regole, verrà affidato ad un organo di nuova creazione, il Club Financial Control Panel, che è formato da un team di otto esperti indipendenti, presieduto dall'ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene.

Ma c'è un certo scetticismo sul quanto rigidamente le norme verranno applicate. Se il Manchester United continuerà a pagare interessi massicci che lo costringeranno inevitabilmente alle perdite, o se il Barcellona andrà in extra budget per prendere Fabregas o ancora se il City dovesse riuscire ad accedere alla Champions solo grazie ad enormi spese, realmente la UEFA sceglierà la linea dura? "Tutti sanno che ci sono delle regole ben precise - ha detto Infantino - Se la domanda è 'Realmente farete qualcosa?', la risposta sarà 'Si, certamente'. Il treno ormai ha lasciato la stazione e non è previsto un biglietto di ritorno". La reputazione del Fair Play finanziario, ma anche quella di Platini stesso, dipende esclusivamente da questo punto.

Allo stesso modo Andy Green, che scrive sul blog di finanza calcistica Anders Red, sottolinea: "Sarebbe clamoroso se dopo tutta questa fanfara le regole non venissero applicate. Io sono convinto che il Fair Play finanziario funzionerà perchè ne va della credibilità di Michel Platini. Sono andato a fondo nell'indagine sulla decisione presa dal governo del calcio ed ho riscontrato la sincera convinzione che le nuove regole cambieranno il modo di fare dei club. Non imporre tali regole, vorrebbe significare la fine di Platini e del potere dell'UEFA sui club".

I più grandi club inglesi e spagnoli, sono stati i maggiori beneficiari dell'esplosione globale del calcio che è avvenuta nell'ultima decade. Grazie alle entrate televisive ottenute grazie alla Champions League e ad i due campionati nazionali più seguiti al mondo, hanno avuto la possibilità di fiondarsi sui più grandi giocatori del pianeta, diventando tra l'altro, autentiche calamite per imprenditori miliardari che hanno fiutato l'affare. Eppure, il solo Arsenal tra le squadre di altissimo profilo della Premier League, potrebbe al momento pienamente soddisfare quelli che sono i requisiti richiesti dal Fari Play finanziario. Manchester United, Liverpool, Chelsea e Manchester City invece, ad oggi non supererebbero i controlli.

Tuttavia, il calcolo del punto di pareggio dell'UEFA, non coincide con il bilancio del club. Spese come lo sviluppo del settore giovanile, delle infrastrutture dello stadio o dello sviluppo per la comunità, non rientrano nel calcolo del Fair Play finanziario. Gli ammortamenti relativi al capitale fisso sono anch'essi esclusi.

Nel caso del Chelsea, ad esempio, gli analisti valutano che circa 10 milioni di sterline l'anno verranno spese per giovani che devono ancora maturare, mentre altri 9 milioni possono essere scalati dagli ammortamenti sul capitale fisso, come i fruitori dello Stamford Bridge o il miglioramento delle strutture di allenamento, nonchè quartier generale del club, di Cobham. Di conseguenza, le regole del Fair Play finanziario, permetterebbero ai blues di ridurre il disavanzo di ben 19 milioni, una cifra considerevole se si pensa che l'ultimo bilancio attuale parla di perdite per circa 70 milioni di sterline. Per i club quindi, c'è ampio spazio di manovra. Ad esempio, il costo del trasferimento di un giocatore, non verrà automaticamente rilevato come un costo annuale, visto che i club tendono ad ammortizzare i costi di acquisizione dell'atleta nel corso della durata del contratto.

Ad esempio, i 50 milioni di sterline spese dal Chelsea a gennaio per l'acquisizione di Fernando Torres dal Liverpool, nel bilancio del 2010-11, verrà rappresentato dalla somma forfettaria di 9 milioni (50 milioni di sterline divise per i 5 anni e mezzo di contratto del giocatore). Sommando a queste lo stipendio del giocatore, 8 milioni a stagione, per quanto riguarda i calcoli dei revisori dei conti dell'Uefa, vanno lette come 17 milioni di sterline l'anno.

Andando inoltre a leggere bene le 91 pagine del documento relative al Fair Play finanziario, ci si rende conto come sono state previste delle 'reti di sicurezza'. Se un club non riesce a raggiungere il pareggio, può ottenere comunque la licenza qualora riesca a soddisfare due parametri: quello relativo ad un trend di perdita in miglioramento e, l'eccessiva spesa dovuta ai salari dei giocatori che sono stati messi sotto contratto prima del giugno 2010 (quando le regole del Fair Play sono state approvate). Questa flessibilità tuttavia, sarà valida solo fino al 2012.

"Ci possono essere ragioni obiettive che hanno portato ad una perdita, ma ci deve anche essere una strategia per far fronte ad esse su un periodo di tre anni - ha spiegato Infantino - Tutto questo verrà analizzato dall'organo competente e, naturalmente, come estrema ratio, si può arrivare all'esclusione". La UEFA ha dichiarato che mostrerà comprensione, ma questo non deve essere confusa con la debolezza. Infantino ha sottolineato come 27 club sono stati esclusi dalle competizioni europee negli ultimi cinque anni "perchè non soddisfano i criteri di rilascio delle licenze per i club". Un discorso che non vale solo per i club piccoli. Il Maiorca, che si è qualificato al quinto posto nella Liga la stagione scorsa, è stato escluso dell'Europa League a causa dei suoi problemi finanziari.

Chelsea e Manchester United sono i due club che maggiormente hanno a che fare con eccessi di spesa e che fanno affidamento sulle iniezioni di liquidità da parte dei loro ricchi presidenti per far quadrare i bilanci. Eppure, entrambi, sono estremamente fiduciosi sul fatto che presto riusciranno a giungere ad una situazione finanziariamente sostenibile. 

C'è molto scetticismo, tra gli esperti di finanza, su come faranno di proprietari del City a permettersi la perdita di 121 milioni di sterline evidenziata l'anno scorso e, allo stesso tempo, cercare il pareggio in tre anni. Una possibilità potrebbe essere legate alle grandi entrate commerciali. Anche senza la Champions League, quelle del City lo scorso anno sono raddoppiate arrivando a 52,8 milioni di sterline, ovvero 9 milioni in più rispetto all'Arsenal, un club da sempre nell'elite del calcio europeo.

Tuttavia, dando una semplice occhiata al sito ufficiale del City, ci si rende conto come gli sponsor del club sono prevalentemente legati alla proprietà. L'Etihad Airways che appare sulle maglie, la compagnia di telecomunicazioni Etisalat, l'Abu Dhabi Tourism Authority e la società di investimento Aabar, hanno tutte base in Medio Oriente. Anche la Ferrostaal, una società tedesca praticamente sconosciuta, è stata rilevata dal governo di Abu Dhabi. Ciò ha sollevato il sospetto che club come il City, possano bypassare le regole del Fair Play finanziario attraverso le sponsorizzazioni. Cosa che però in realtà non è così, visto che la UEFA controllerà tutti gli accordi per vedere se circolano cifre fuori mercato o meno.

"Nessuno provi ad aggirare le regole - ha detto Infantino - se l'organo preposto avrà la sensazione che qualcuno le ha bypassate, verrà sanzionato". Eppure Green si dice preoccupato dal fatto che team di commercialisti e avvocati ben pagati dai grandi club, possano aggirare le regole: "Nessuno dei contratti del City, supera i 3-4 milioni l'anno e quindi non ricadono nell'ambito dell'applicazione del Fair Play".

C'è sempre il lato umano che gioca. Infantino ha ammesso che in buona sostanza quello che si impone è un tetto salariale 'morbido' atto a limitare gli eccessi di spesa. Green, parla di un salary cap invisibile. Chi si aspetta che i contratti da 200mila sterline a settimana spariranno, resterà deluso. Sam Rush, il direttore operativo della Wasserman Media Group, che tra i suoi atleti include Steven Gerrar e Michael Owen, e Scott Parker del Football Writers 'Player of the Year, non ritengono che gli stipendi dei giocatori più importanti verranno colpiti.

"Non credo che i calciatori da Champions League debbano aspettarsi una riduzione dei loro salari - ha detto Rush - Ci sono molte opportunità di guadagno che in passato non sono state considerate e sono quindi convinto che i top player non risentiranno affatto dal punto di vista finanziario. Le sfide per le leghe inferiori, saranno più significative a causa di una molteplicità di fattori. Ho sempre pensato che le nuove regole possano avere un effetto indesiderato su terzi ai quali tali norme non erano destinate".

Si tratta di congetture figlie del momento. In appena una quindicina di giorni dall'introduzione delle nuove regole, tutti gli occhi saranno puntati sui grandi club ed i grandi calciatori. Sono loro che si stanno preparando per quello che potrebbe anche rivelarsi un viaggio accidentato.


                                                                                    di Wayne Weysey per Goal.com